Documento di valutazione dei rischi
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I documenti di valutazione dei rischi sugli ambienti di lavoro ai sensi del Decreto Legislativo 81/08

Indice

Il documento di valutazione dei rischi

Il documento di valutazione dei rischi deve essere redatto per effettuare la valutazione globale di tutti i rischi riguardanti la salute e la sicurezza sul lavoro. La redazione del documento di valutazione dei rischi (DVR) è finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza.

La Valutazione dei Rischi di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 81/08 si applica a tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, ivi compresi quelli relativi a gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’ accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro.

Criteri generali per la valutazione dei rischi

Documento di valutazione dei rischi
Documento di valutazione dei rischi

Di seguito vengono elencati alcuni criteri per poter procedere ad una valutazione dei rischi efficace

La Valutazione dei Rischi cui sono esposti i lavoratori richiede un’ attenta analisi delle situazioni specifiche nelle quali gli addetti alle varie postazioni di lavoro vengono a trovarsi durante l’espletamento delle proprie mansioni.

La Valutazione dei RISCHI elaborata nel documento (DVR) deve essere:
  • correlata con le scelte fatte per le attrezzature, per le sostanze, per la sistemazione dei luoghi di lavoro;
  • finalizzata all’individuazione e all’attuazione di idonee misure e provvedimenti da attuare.

Pertanto la Valutazione dei Rischi è legata sia al tipo di fase lavorativa svolta nell’unità produttiva, sia a situazioni determinate da sistemi quali ambiente di lavoro, strutture ed impianti utilizzati, materiali e prodotti coinvolti nei processi.

Gli orientamenti considerati saranno basati sui seguenti aspetti:
  • osservazione dell’ambiente di lavoro (requisiti dei locali di lavoro, vie di accesso, sicurezza delle attrezzature, microclima, illuminazione, rumore, agenti fisici e nocivi);
  • identificazione dei compiti eseguiti sul posto di lavoro (per individuare i pericoli derivanti dalle singole mansioni);
  • osservazione delle modalità di esecuzione del lavoro (in modo da controllare il rispetto delle procedure e se queste comportano ulteriori pericoli);
  • esame dell’ambiente per rilevare i fattori esterni che possono avere effetti negativi sul posto di lavoro (microclima, aerazione);
  • esame dell’organizzazione del lavoro; rassegna dei fattori psicologici, sociali e fisici che possono contribuire a creare stress sul lavoro e studio del modo in cui essi interagiscono fra di loro e con altri fattori nell’organizzazione e nell’ambiente di lavoro.
Le osservazioni compiute in fase di valutazione dei rischi devono essere confrontate con criteri stabiliti per garantire la sicurezza e la salute, soprattutto in base a:
  1. norme legali nazionali ed internazionali
  2. norme di buona tecnica
  3. norme e orientamenti pubblicati

La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità.

Contenuti del documento di valutazione dei rischi (DVR ai sensi del D.LGS. 81/08)

Ai sensi dell’art. 28 del D.Lgs. n. 81/08, il documento, redatto a conclusione della valutazione, è composto da:
  1. una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale sono stati specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
  2. l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a);
  3. il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
  4. l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
  5. l’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico competente che ha partecipato alla valutazione del rischio;
  6. l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.

Il contenuto del documento deve rispettare le indicazioni previste dalle specifiche norme sulla valutazione dei rischi contenute nel D.Lgs. 81/08. In armonia con quanto definito dalle linee guida di provenienza comunitaria, con la Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 102 del 07.08.95, con le linee guida emesse dall’ISPESL, con le linee guida emesse dal Coordinamento delle Regioni e Province Autonome

Nella redazione del DVR si procederà pertanto a:
  1. Individuare i lavoratori così come definiti all’art. 2, comma 1, lettera a) del D. Lgs. 81/08.
  2. Individuare le singole fasi lavorative a cui ciascun lavoratore può essere addetto
  3. Individuare i rischi a cui sono soggetti i lavoratori in funzione delle fasi lavorative a cui possono essere addetti.
  4. Individuare ed analizzare le metodologie operative ed i dispositivi di sicurezza già predisposti.
  5. Analizzare e valutare i rischi a cui è esposto ogni singolo lavoratore.
  6. Ricercare le metodologie operative, gli accorgimenti tecnici, le procedure di sistema che, una volta attuate, porterebbero ad ottenere un grado di sicurezza accettabile.
  7. Analizzare e valutare i rischi residui comunque presenti anche dopo l’attuazione di quanto previsto per il raggiungimento di un grado di sicurezza accettabile.
  8. Identificare eventuali D.P.I. necessari a garantire un grado di sicurezza accettabile.

Il documento non è quindi predisposto solamente per ottemperare alle disposizioni di cui al D. Lgs. 81/08 ma anche per essere lo strumento principale per procedere alla individuazione delle procedure aziendali atte a mantenere nel tempo un grado di sicurezza accettabile.

Si procederà alla rielaborazione del documento di valutazione dei rischi in caso di variazioni nell’organizzazione aziendale ed ogni qualvolta l’implementazione del sistema di sicurezza aziendale, finalizzato ad un miglioramento continuo del grado di sicurezza, la faccia ritenere necessaria.

Il documento di valutazione del rischio rumore nei luoghi di lavoro

Lo studio effettua relazioni tecniche per la valutazione dell'esposizione professionale al rumore durante le attività lavorative. La valutazione del rumore è un obbligo dettato dal Decreto Legislativo 81/2008 e l'aggiornamento della valutazione deve essere fatto ogni quattro anni oppure a seguito di modifiche rilevanti nelle attività lavorative.

Servizi offerti per la valutazione del rischio rumore

Il documento di valutazione del rischio rumore
Il documento di valutazione del rischio rumore
Come previsto dalla normativa vigente nella valutazione saranno presi in considerazione in particolare:
  • Il livello, il tipo e la durata dell'esposizione, ivi inclusa ogni esposizione a rumore impulsivo
  • I valori limite di esposizione ed i valori di azione di cui all'art. 189 del D.Lgs. 81/08
  • Tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rumore
  • Gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori derivanti dalle interazioni tra rumore e sostanze ototossiche connesse all'attività svolta e fra rumore e vibrazioni, seguendo attentamente l'orientamento della letteratura scientifica e sanitaria ed i suggerimenti del medico competente
  • Le informazioni sull'emissione di rumore fornite dai costruttori delle attrezzature impiegate, in conformità alle vigenti disposizioni in materia
  • L'esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre l'emissione di rumore
  • Il prolungamento del periodo di esposizione al rumore oltre l'orario di lavoro normale
  • Le informazioni raccolte dalla sorveglianza sanitaria, comprese, per quanto possibile, quelle reperibili nella letteratura scientifica
  • La disponibilita' di dispositivi di protezione dell'udito con adeguate caratteristiche di attenuazione

Normativa di riferimento per la valutazione del rischio rumore

La valutazione viene effettuata in base ai criteri definiti dal D.Lgs. 81/08 sulla prevenzione e protezione dai rischi dovuti all’esposizione nei luoghi di lavoro.


Per la valutazione del Rischio Rumore si tiene conto delle “Indicazioni operative” fornite dall’ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro) e dal Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome.
Vengono, inoltre, prese a riferimento le seguenti norme tecniche:
  • Norma UNI 9432:2008, Acustica. Determinazione del livello di esposizione personale al rumore nell'ambiente di lavoro.
  • Norma UNI EN 458:2005, Protettori dell’udito. Raccomandazioni per la selezione, l’uso, la cura e la manutenzione.

Nella valutazione vengono prese in considerazione anche informazioni di carattere qualitativo fornite dal RSPP, dal Medico competente e dal RLS, nell’ambito delle rispettive competenze, in sede di indagine iniziale e riunione finale.

Il documento di valutazione del rischio vibrazioni

Il Titolo VIII del D.Lgs. n. 81 del 30 aprile 2008 "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", al Capo III sulla protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a vibrazioni prescrive specifiche metodiche di individuazione e valutazione dei rischi associati all'esposizione a vibrazioni del sistema mano-braccio (HAV) e del corpo intero (WBV) e specifiche misure di tutela. Tali misure di valutazione del rischio vibrazioni vanno documentate nell'ambito del rapporto di valutazione dei rischi prescritto dall'articolo 28 del D.Lgs. 81/08.

L'articolo 202 del D.Lgs. 81/08 prescrive in particolare l'obbligo, da parte dei datori di lavoro, di valutare il rischio da esposizione a vibrazioni dei lavoratori durante il lavoro. E’ previsto che la valutazione del rischio vibrazioni possa essere effettuata sia senza misurazioni, sulla base di appropriate informazioni reperibili dal costruttore e/o da banche dati accreditate (ISPESL, Regioni), sia con misurazioni, in accordo con le metodiche di misura prescritte da specifici standard ISO-EN .

La disponibilità di banche dati, ove siano accessibili tali informazioni, rende più agevole l'effettuazione della valutazione dei rischi e l'attuazione immediata delle azioni di tutela prescritte dalla D.Lgs. 81/08, senza dover ricorrere a misure onerose e spesso complesse, a causa di una serie di fattori ambientali e tecnici che inducono frequentemente artefatti ed errori nelle misurazioni delle vibrazioni.

Generalità Rischio Vibrazioni

Il documento di valutazione del rischio vibrazioni
Il documento di valutazione del rischio vibrazioni

Si definiscono vibrazioni i processi dinamici indotti in corpi elastici da sollecitazioni aventi carattere ripetitivo nel tempo.

I parametri caratterizzanti una vibrazione sono la frequenza, la lunghezza d’onda, l’ampiezza, la velocità e l’accelerazione.
L’esposizione umana a vibrazioni meccaniche rappresenta un fattore di rischio rilevante per i lavoratori esposti.
Il rischio connesso ad esposizione di vibrazioni dipende dalle caratteristiche e dalle condizioni in cui vengono trasmesse:
  • estensione della zona di contatto con l’oggetto che vibra (mani, piedi ecc.)
  • frequenza della vibrazione
  • direzione di propagazione
  • tempo di esposizione
Dal punto di vista igienistico, l'esposizione umana a vibrazioni si differenzia in:

Esposizione del Sistema Mano-Braccio, indicata con acronimo inglese HAV (Hand Arm Vibration). Si riscontra in lavorazioni in cui s’impugnino utensili vibranti o materiali sottoposti a vibrazioni o impatti. Questo tipo di vibrazioni possono indurre a disturbi neurologici e circolatori digitali e lesioni osteoarticolari a carico degli arti superiori, definito con termine unitario “Sindrome da Vibrazioni Mano-Braccio”. L'esposizione a vibrazioni al sistema mano-braccio è generalmente causata dal contatto delle mani con l'impugnatura di utensili manuali o di macchinari condotti a mano.

Esposizione del corpo intero, indicata con acronimo inglese WBV (Whole Body Vibration). Si riscontra in lavorazioni a bordo di mezzi di movimentazione usati in industria ed in agricoltura, mezzi di trasporto e in generale macchinari industriali vibranti che trasmettano vibrazioni al corpo intero. Tale esposizione può comportare rischi di lombalgie e traumi del rachide per i lavoratori esposti.

Metodo di valutazione del rischio vibrazioni

Per effettuare la valutazione dell’esposizione al rischio vibrazioni si procederà nel seguente modo:
  1. Individuazione dei lavoratori esposti al rischio.
  2. Individuazione, per ogni lavoratore, del tempo di esposizione (rappresentativo del periodo di maggior esposizione in relazione alle effettive situazioni di lavoro).
  3. Individuazione (marca e tipo) delle singole macchine o attrezzature utilizzate.
  4. Individuazione, in relazione alle macchine ed attrezzature utilizzate, del livello di esposizione durante il loro utilizzo.
  5. Determinazione del livello di esposizione giornaliero normalizzato al periodo di riferimento di 8 ore.

Il documento di valutazione del rischio atmosfere esplosive

Lo studio  effettua la valutazione del rischio esplosione ai sensi del D.Lgs 81/08 e delle direttive ATEX. In base alle direttive si rende necessaria la classificazione delle aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive, ottemperando all'articolo 293 del D.LGS 81/08, che obbliga il datore di lavoro a classificare i luoghi di lavoro in zone specifiche (ai sensi dell’allegato XLIX) in base a frequenza e durata della presenza di atmosfere esplosive. Le direttive di riferimento sono:
  • Direttiva ATEX 94/9/CE, recepita in Italia dal D.P.R. 126/1998 (in vigore dal primo luglio 2003), che fissa i requisiti essenziali di sicurezza dei prodotti, al fine di garantirne la libera circolazione nell’ambito della Comunità europea
  • Direttiva ATEX 99/92/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. 233/2003 (in vigore dal 10 settembre 2003), che definisce ulteriori obblighi per il datore di lavoro, al fine di garantire salute e sicurezza dei lavoratori
Il documento di valutazione del rischio atmosfere esplosive
Il documento di valutazione del rischio atmosfere esplosive

Descrizione zone ATEX

Di seguito vengono riepilogate le definizioni delle Zone ATEX con cui vengono classificati gli ambienti.

Atmosfera esplosiva causata dalla presenza di miscela di gas, vapori o nebbie infiammabili
  • Zona 0: Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia
  • Zona 1: Area in cui la formazione di un'atmosfera esplosiva, consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori o nebbia, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività
  • Zona 2: Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata
Atmosfera esplosiva causata da polveri combustibili
  • Zona 20: Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria
  • Zona 21: Area in cui la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività
  • Zona 22: Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata
Opuscolo ATEX INAIL - Link all'opuscolo INAIL "Il rischio di esplosione, misure di protezione ed implementazione delle direttive Atex 94/9/CE e 99/92/CE"

Il documento di valutazione del rischio chimico

Il documento di valutazione del rischio chimico ha come scopo l'individuazione e l'analisi dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori derivanti dall'uso di agenti chimici pericolosi come richiesto dall'art. 221, introdotto dal D.Lgs. del 9 aprile 2008, n. 81. Il Decreto si applica a tutte le attività in cui siano presenti agenti chimici pericolosi, in particolare riguarda:
  • la produzione;
  • la manipolazione;
  • l'immagazzinamento;
  • il trasporto o l'eliminazione;
  • il trattamento dei rifiuti
Riguarda inoltre tutti gli agenti chimici presenti sia nella forma che deriva dal loro impiego specifico che nella forma in cui vengono smaltiti, considerando:
  • la produzione e miscelazione primaria intenzionale;
  • la formazione accidentale di intermedi,sottoprodotti o impurezze;
  • le sostanze e miscele non intenzionali di sostanze che si sviluppano, sotto forma di gas, vapori, nebbie, fumi, polveri e fibre, in qualsiasi processo produttivo.

Il documento di valutazione del rischio biologico

La valutazione del rischio biologico va effettuata in tutte le attività nelle quali vi sia la presenza di qualsiasi microrganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni. Un elenco esemplificativo di attività che possono comportare la presenza di agenti biologici è riportato nell'allegato XLIV del D.Lgs. 81/08.

Attività soggette al rischio biologico

  • Attività in industrie alimentari
  • Attività nell’agricoltura
  • Attività nelle quali vi è contatto con gli animali e/o con prodotti di origine animale
  • Attività nei servizi sanitari, comprese le unità di isolamento e post mortem
  • Attività nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici, esclusi i laboratori di diagnosi microbiologica
  • Attività impianti di smaltimento rifiuti e di raccolta di rifiuti speciali potenzialmente infetti
  • Attività negli impianti per la depurazione delle acque di scarico
Rischio biologico
Valutazione del rischio biologico

Misure minime di prevenzione rischio biologico

Prima dell'inizio di qualsiasi attività nella quale i lavoratori possano venire a contatto con agenti biologici nocivi :

  • è necessario effettuare una preventiva valutazione ambientale, seguita da una eventuale bonifica del sito
  • il personale, a qualunque titolo presente, deve essere adeguatamente informato eformato sulla modalità di corretta esecuzione del lavoro e sulle attività di prevenzione da porre in essere
Durante l'attività:
  • è fatto assoluto divieto di fumare, mangiare o bere sul posto di lavoro
  • è indispensabile indossare l'equipaggiamento idoneo (guanti, stivali, ecc.)
Dopo l'attività
  • tutti i lavoratori devono seguire una scrupolosa igiene personale, che deve comprendere anche il lavaggio delle mani, dei guanti, delle calzature e degli altri indumenti in soluzione disinfettante.

Classificazione agenti biologici

Gli agenti biologici classificati, come indicato nell'Allegato XLVI del D.Lgs. 81/08, sono stati suddivisi, in funzione della loro patogenicità per l'uomo, in
  1. Agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
  2. Agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  3. Agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l'agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  4. Agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Numero verde

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